domenica 20 gennaio 2013
Creare e gestire eventi e calendari
Da un maniaco dell’ordine e del controllo come me, non ci si
può che aspettare che un attenzione particolare a tutto ciò che fa rima con
sincronizzazione, organizzazione, pianificazione ecc ecc…
Per anni i miei schemini mi hanno portato spesso a sembrare
un po’ … strano … paranoico … qualcuno mi ha definito calcolatore ( ma era una
ragazza e penso che non le sia andato a genio il fatto che avesse meno peso nel
mio programma di altri miei piccoli piaceri :) )
Forse è proprio la potenzialità offerta dal mobile che mi ha
spinto verso il mondo dell’informatica … il pensare che si ha accesso diretto a
tutto il sapere del mondo, che possono esistere strumenti che se correttamente
configurati forniscono un marge di notizie, filmati, informazioni orientate
direttamente ai propri gusti personali … Per non parlare del cloud che per un
informatico come me rappresenta una vera è propria evoluzione … insomma mi
piace il modo in cui stà cambiando il modo di vivere e di interagire delle
persone … insomma odio chi passa il tempo a giocare sull’iphone e chi vede
negli smartphone il modo più veloce di collegarsi a face book, ma credo che
tralasciando alcune disfunzioni del sistema il mondo mobile stia letteralmente
facendo fare un salto evolutivo all’umanità …
… quindi quindi quindi … dov’ero arrivato?!?!
Aaaaaaaaaaa eravamo all’utilizzo di app che permettano di
pianificare al secondo le mie attività cosi da ridurmi la libertà al minimo :)
Di cosa abbiamo bisogno:
Magnifica app, che ci permetterà di sincronizzare i Google
Task con un interfaccia grafica accattivante semplice e soprattutto free
Non ha bisogno di presentazioni, tutti lo conosciamo, spesso lo usiamo ma in pochi ne
sfruttano le vere potenzialità.
Se le prime due app ci servono per
schematizzare e organizzare le nostre attività quotidiane my effectiveness
habits ci serve a “pesare” ogni nostro impegno e a mettere nella giusta
prospettiva l’utilità.
Partendo dal presupposto che la gestione degli impegni,
delle attività e del tempo in generale è assolutamente personale… CON QUESTO
POST NON VOGLIO FORNIRE UNA GUIDA DEFINITIVA, NE ESAURIENTE, MA VOGLIO SOLO
PORTARE LA MIA ESPERIENZA SU ALCUNI STRUMENTI CHE USO QUOTIDIANAMENTE E TROVO
MOLTO UTILI …
Any.DO
di fatto questa app gestisce semplicemente le to-do list, il
funzionamento è pressoché immediato e l’integrazione con Google Task rappresenta
uno dei suoi punti di forza, ma procediamo con ordine …
I punti di forza
- grafica gradevole e immediata
- gestione dei Google Task con sincronizzazione (molto utile
se come me rischiate di perdere tutti i dati)
- Notevole la nuova integrazione con Chrome che rappresenta
un bel punto di evoluzione per la gestione delle nostre attività giornaliere.
Personalmente utilizzo questo strumento per gestire gli
impegni di lavoro “immediati”
… scrivere questo, creare quell’altro, committare il tutto,
scrivere la documentazione …
insomma tutte quelle attività che puntualmente ti sfuggono
ma che non sono di vitale importanza, ne professionalmente ne umanamente…
Google Calendar
Salutiamo il mio salvatore, di fatto Google Calendar ti
permette di fare TUTTO!!! Non basterebbe un libro per spiegarne le potenzialità
e con questo post voglio semplicemente mostrare la creazione base di un
calendario e qualche accortezza per avere un buon “gantt” personale.
Come
si vede dallo screenshot, abbiamo sulla destra la ToDo List che verra gestita
da Any.DO mentre sulla destra ci troviamo davanti a un calendario vuoto che può
essere sincronizzato con l’app ufficale di Google Calendar (4).
La Gestione degli impegni può essere presentata in vario
modo
-
Giornalmente
-
Settimanalmente
-
Mensilmente
Trovo molto utili queste tre visioni, infatti ognuna di esse
ci presenta un particolare “spaccato” del nostro tempo, ad esempio, la visione
giornaliera permette di identificare con una specie di “Gantt” al contrario,
che ci fornisce una buona visione delle attività giornaliere, questa visione
risulta ancora più immediata se presa sulla visualizzazione settimanale mentre
nella visione mensile, io personalmente ci vedo se ho sfruttato bene il mio
tempo o meno :) più è colorata meglio è :) e considerando che la mia
pianificazione parte dalle 6.00 di mattino per concludersi alle 00.00 del
giorno seguente direi che è abbastanza piena (sette giorni su sette
naturalmente)
Uno degli intoppi più grossi che ho riscontrato in questo
strumento è una “cattiva” gestione delle categorie, infatti se inizi ad avere
un agenda particolarmente piena, la prima esigenza che nasce è quella di avere
un evidenza immediata dei diversi tipi di attività … evidenza che puoi avere
tramite l’uso di diversi colori … ma purtroppo ancora non è possibile ottenere
questa evidenza da smartphone …
Quindi da buon informatico … Workarround …
è infatti possibile creare vari calendari, ognuno dei quali
gestisce particolari attività, ognuno dei quali può avere un colore diverso :) :)
:)
Dopo aver creato i vari calendari abbiamo la possibilità di
creare gli eventi e di collegarli ai calendari appena creati in modo da avere
una situazione simile.
Mooooolto bello, naturalmente questo non è il mio calendario
:) un po’ troppo spoglio per i miei ritmi (e soprattutto le attività sono
lineari e non si sovrappongono) ma rende bene l’idea delle potenzialità dello
strumento.
E infine, dopo una programmazione attenta vorrei fare un
paio di passi indietro e parlare di un libro che ho letto un po’ di tempo fa e
che tra i vari argomenti trattava mooolto bene la parte di gestione del tempo e
gestione delle priorità.
Any.DO & The7Habits of Highly Effective People
Questa metodologia è riportata nell’app My Effectiveness
habits che riporta tutti gli strumenti descritti nel libro … personalmente uso molto
questa app, perché mi ricorda che tra le centinaia di impegni programmati ogni
settimana ce ne sono alcuni che possono essere eliminati, mentre altri che
hanno un importanza strategica nella mia vita. E’ veramente difficile spiegare
in un paio di frasi cosa rappresenti questo strumento e in generale questo
libro, quindi spero semplicemente di avervi incuriositi per spingervi a testare
da soli sulla vostra vita questa metodologia, io posso solo dirvi che tra i tre
strumenti di cui ho parlato questo è senza alcun dubbio quello più utile.
Unico appunto sull’app … non esiste il concetto di
sincronizzazione … :( e questo mi rende moooolto moooooooooooolto triste :(
PS. Quasi dimenticavo, per sincronizzare i vari calendari sul dispositivo basterà aprire l'applicazione Calendar - Menu - Impostazioni - Aggiungi Account (se non è stato aggiunto in precedenza) - click sul nome dell'account Google - sarà a questo punto disponibile la lista dei calendari presenti, così da poter aggiungere i calendari di nostro interesse :)
domenica 30 dicembre 2012
Design Pattern - Il cluster dei pattern GoF - [1]
Tra i vari design pattern noti in letteratura, i pattern GoF (Gang of Four) formano senza dubbio un cluster fondamentale. Conoscere i nomi e le motivazioni di questi pattern rappresenta senza dubbio un buon punto di partenza per poter successivamente approfondire i dettagli che li riguardano ed eventualmente valutarne l’utilizzo.
I 23 pattern che compongono questo cluster sono organizzati in tre categorie distinte e tra loro complementari:
- pattern creazionali, che riguardano la creazione di istanze;
- pattern strutturali, che si riferiscono alla composizione di classi e oggetti;
- pattern comportamentali, che si occupano delle modalità con cui classi e oggetti interagiscono tra loro in relazione alle loro diverse responsabilità.
I pattern creazionali sono cinque:
- Abstract Factory: fornisce un’interfaccia per creare famiglie di oggetti correlati o dipendenti senza specificare le classi concrete;
- Builder: separa la costruzione di un oggetto complesso dalla sua rappresentazione, in modo tale che lo stesso processo di costruzione possa creare rappresentazioni differenti;
- Factory Method: definisce un’interfaccia per creare un oggetto, ma lascia alle classi derivate di decidere quale classe istanziare. Questo pattern permette a una classe di delegare la creazione di un’istanza alle sue classi derivate;
- Prototype: specifica il tipo degli oggetti da creare usando un’istanza prototipale e crea i nuovi oggetti a partire da questo prototipo;
- Singleton: assicura che una classe abbia solamente un’unica istanza e fornisce un entry-point globale ad essa.
I pattern strutturali sono sette:
- Adapter: converte l’interfaccia di una classe in un’altra interfaccia compatibile con il client. Questo pattern consente a classi diverse di collaborare tra loro, cosa che non sarebbe possibile diversamente a causa della incompatibilità delle rispettive interfacce;
- Bridge: disaccoppia un’astrazione dalla sua implementazione affinché entrambe possano variare in modo indipendente;
- Composite: compone una serie di oggetti in una struttura ad albero secondo una gerarchia di tipo part-whole (parte-totalità). Questo pattern permette ai client di trattare oggetti singoli o loro raggruppamenti in modo uniforme;
- Decorator: aggiunge dinamicamente responsabilità addizionali ad un oggetto. Questo pattern fornisce un meccanismo alternativo e flessibile all’ereditarietà per estendere le funzionalità base;
- Facade: fornisce un’interfaccia unificata a un insieme di interfacce in un sottosistema. Questo pattern definisce un’interfaccia ad un livello più alto che rende il sottosistema più facile da usare, dato che ne maschera la complessità interna;
- Flyweight: usa la condivisione per gestire in modo efficiente un numero considerevole di oggetti a granularità fine;
- Proxy: fornisce un surrogato di un oggetto per controllare l’accesso ad esso.
I pattern comportamentali sono undici:
- Chain of Responsability: evita di accoppiare il mittente di una richiesta con il suo destinatario dando la possibilità a più di un oggetto di gestire la richiesta. Collega tra loro gli oggetti ricevitori e fa passare la richiesta da un oggetto all’altro fino a destinazione;
- Command: incapsula una richiesta in un oggetto, rendendo possibile parametrizzare i client con diverse tipologie di richieste, con richieste bufferizzate (queue), con richieste registrate (log) e con richieste annullabili (undo);
- Interpreter: dato un linguaggio, definisce una rappresentazione della sua grammatica e del relativo interprete, che usa la rappresentazione per interpretare le frasi del linguaggio;
- Iterator: fornisce un modo per accedere in modo sequenziale agli elementi di una collezione di oggetti senza esporre la sua rappresentazione sottostante;
- Mediator: definisce un oggetto che incapsula le modalità di interazione di un insieme di oggetti. Questo pattern favorisce un basso accoppiamento, evitando che gli oggetti facciano riferimento l’uno con l’altro esplicitamente, e permette di variare le modalità di interazione in modo indipendente dagli oggetti stessi;
- Memento: senza violare l’incapsulamento, recupera e rende esplicito lo stato interno di un oggetto in modo tale che l’oggetto stesso possa essere riportato allo stato originale in un secondo momento;
- Observer: definisce una dipendenza uno-a-molti fra oggetti in modo tale che, se un oggetto cambia stato, tutti gli oggetti da esso dipendenti vengono notificati e aggiornati automaticamente;
- State: permette ad un oggetto di modificare il suo comportamento quando il suo stato interno cambia;
- Strategy: definisce una famiglia di algoritmi, li incapsula e li rende intercambiabili fra loro. Questo pattern permette di variare gli algoritmi in modo indipendente dal contesto di utilizzo;
- Template Method: definisce lo scheletro di un algoritmo in un metodo di una classe base, delegando alcuni passi alle classi derivate. Questo pattern permette di ridefinire nelle classi derivate alcuni passi dell’algoritmo senza cambiare la struttura dell’algoritmo stesso;
- Visitor: rappresenta un’operazione da svolgersi sugli elementi di una struttura ad oggetti. Questo pattern consente di definire nuove operazioni senza cambiare le classi degli elementi su cui opera.
domenica 23 dicembre 2012
Design Pattern - Cosa Sono? - [0]
Progettare applicazioni basate sul paradigma object-oriented non è affatto banale, riuscire a renderle anche riusabili ed estendibili a piacimento è ancora più arduo.
Ciò che occorre di volta in volta è saper individuare gli oggetti giusti, con un livello di dettaglio e granularità adeguato, ed essere in grado di definire una struttura gerarchica consistente, basata su un insieme di relazioni e collaborazioni coerente ed efficace.
Riuscire
nell’intento di definire una struttura ad oggetti che sia corretta
e al tempo stesso riusabile e flessibile è un’impresa ardua,
soprattutto nel caso di applicazioni particolarmente complesse. In genere, durante la sua realizzazione,
un’applicazione subisce innumerevoli modifiche dettate dalla
variabilità delle specifiche progettuali, dalla scarsa conoscenza
del dominio applicativo e dall’inesperienza. In più la mancanza di
tempo, che nei progetti di sviluppo è un aspetto quasi congenito,
porta sovente a scegliere soluzioni molto focalizzate sul modello
reale attuale e poco orientate ad adattarsi ai cambiamenti futuri.
In
uno scenario come quello descritto, diventa importante sia per chi
progetta, sia per chi scrive il codice saper individuare delle
soluzioni che siano riutilizzabili più volte nell’ambito di uno
stesso progetto, piuttosto che in progetti diversi, senza ogni volta
dover partire da zero per risolvere uno specifico problema.
Per
minimizzare il lavoro da svolgere, gli sviluppatori meno esperti
solitamente tendono a ricorrere a tecniche non object-oriented (non
ultimo, il famigerato copia-e-incolla),
con il risultato di duplicare parti di codice e di introdurre in modo
più o meno voluto accoppiamento e dipendenze tra gli oggetti. E’
sicuramente preferibile ricercare soluzioni object-oriented che in
passato si sono rivelate vincenti ed efficaci.
Queste
soluzioni, che in prima analisi possiamo definire pattern,
sono orientate a risolvere particolari problematiche di progettazione
e tendono ad introdurre nell’ambito di una struttura ad oggetti
quella flessibilità che è necessaria per rendere il codice
riutilizzabile ed estendibile.
esistono
diverse tipologie di pattern in funzione della loro area di
applicazione, in generale essi possono essere raggruppati in
macrocategorie specifiche (dette anche cluster),
ciascuna delle quali contenente pattern orientati a risolvere
problematiche similari. I cluster possono a loro volta essere
suddivisi in sottocategorie a granularità più bassa.
Oltre
che l’appartenenza ad un determinato cluster, per un pattern è
possibile considerare come fattore distintivo anche il livello di
astrazione che lo contraddistingue. Nell’ambito del cluster dei
pattern relativi allo sviluppo di applicazioni software possiamo
individuare tre categorie di pattern caratterizzate da un diverso
livello di astrazione.
1. Pattern
architetturali: descrivono lo
schema organizzativo della struttura che caratterizza un sistema
software. In genere questi pattern individuano le parti del sistema a
cui sono associate responsabilità omogenee e le relazioni che
esistono tra i diversi sottosistemi.
2. Pattern
di disegno (design
pattern): sono i pattern che si
riferiscono alle problematiche legate al disegno object-oriented.
3. Pattern
di implementazione (idiomi):
sono pattern di basso livello specifici per una particolare
tecnologia (per esempio, il .NET Framework). Essi descrivono le
modalità implementative da utilizzare per risolvere problematiche di
sviluppo sfruttando in modo mirato le caratteristiche peculiari di
una particolare piattaforma.
Come
detto, ciascuno di questi gruppi è caratterizzato da un grado di
astrazione differente. I design pattern si collocano tra i pattern
architetturali, troppo generici per essere orientati a risolvere
problematiche di disegno, e i pattern idiomatici, molto legati alla
tecnologia a cui si riferiscono e all’implementazione vera e
propria. I design pattern descrivono soluzioni che lasciano sempre e
comunque un certo grado di libertà nella loro adozione e
implementazione, dal momento che non descrivono mai soluzioni che
sono valide per una piattaforma specifica, ma al contrario hanno una
validità più generale e trasversale rispetto alla tecnologia.
Uno
degli aspetti più delicati nel disegno object-oriented (OOD)
consiste nella scomposizione del sistema in oggetti. Si tratta di una
attività complessa dal momento che entrano in gioco fattori non
direttamente collegati alle specifiche funzionali quali
l’accoppiamento tra oggetti, la loro dipendenza, la coesione
funzionale, la granularità, la flessibilità, l’estendibilità e
la riusabilità. Questi aspetti devono necessariamente influenzare il
processo di scomposizione, talvolta anche in modi tra loro
discordanti.
Esistono
diversi approcci che permettono di scomporre in oggetti un sistema. È
possibile partire dai casi d’uso, individuare in essi i sostantivi
e i verbi e da questi ricavare le classi e i metodi corrispondenti al
fine di ottenere la struttura ad oggetti desiderata. In alternativa,
è possibile porre l’attenzione principalmente sulle responsabilità
e sulle collaborazioni nell’ambito del sistema in fase di studio e,
in funzione di esse, individuare gli oggetti necessari per gestirle
opportunamente. O ancora, è possibile partire da un modello del
mondo reale e tradurre gli elementi individuati in altrettanti
oggetti.
Ognuno
di questi approcci concorre a definire la struttura statica del
sistema che, se da un lato rispecchia la realtà di oggi, dall’altro
in genere non si presta direttamente ad evolvere nel tempo e ad
adattarsi alla realtà di domani. L’esigenza di individuare una
struttura flessibile ed estendibile, in grado di rispondere al meglio
ai cambiamenti nel tempo, porta inevitabilmente a cercare soluzioni
di disegno che facciano largo uso di astrazioni e oggetti non
necessariamente collegati alla realtà in esame per non limitare in
modo importante l’evoluzione del sistema.
I
design pattern aiutano ad individuare queste astrazioni e gli oggetti
in grado di rappresentarle. Essi concorrono a limitare le dipendenze,
incrementando l’estendibilità e la riusabilità, e rendono di
conseguenza il sistema più manutenibile nel tempo, in grado di
rispondere ai cambiamenti in modo efficiente ed elegante.
I
design pattern agevolano il riuso di soluzioni architetturali note,
rendendo accessibili agli architetti e agli sviluppatori tecniche di
disegno universalmente riconosciute come valide ed efficaci. In
questo senso i design pattern aiutano i progettisti a operare scelte
consapevoli tra le varie alternative possibili allo scopo di favorire
la riusabilità.
domenica 18 novembre 2012
Acquisti Top 2012
1.
Scarico SCPROJECT & Filtro aria VMC &
Pignone (-1)
Questa è una foto, proprio della mia :) prima di qualche modifica estetica tipo, parafanghino bicolor, sterzo piega bassa e qualche altra cosetta!
2. Galaxy Note
Direi che se il DHD mi aveva aperto gli occhi
sulle possibilità messe a disposizione da un qualsiasi smartphone, il NOTE mi
ha fatto capire che se si parla di user experience la frase“per
dipingere un muro grande non si ha bisogno di un pennello grande” non è vera!!! Anzi, se devo
essere sincero, io alla balla delle dimensioni che non contano non ho mai
creduto!!! Quindi … non sarà più come quando da piccoli si giocava a
“chi ce l’ha più grosso”
questa volta vinco io!!!
3.
Plantronics Backbeat 903+
E con questo mettiamo un punto
allo stress da cuffie del cazzo!!!
Belle ... Comode ... e piacciono anche al micione!!!
4. Tuta e attrezzatura moto
Fondamentaleeeeeeeee, sopratutto dopo il terzo incidente!!!
A essere sincero, in pieno Agosto ... in Sicilia ... alle 13.30 mentre sotto il sole aspettavo gli altri del gruppo sul lungomare di Noto ...
IN QUEL MOMENTO IL MIO PUNTO DI VISTA SULLA QUESTIONE TUTA-ESTATE-CADERE ERA UN SOFFIO DIVERSO
domenica 4 novembre 2012
I Programmi di ogni Programmatore

WinMerge è un'utility gratuita per visualizzare graficamente le differenze tra due file di testo ed eventualmente fonderli in un'unica versione. È anche in grado di confrontare due directory, o due dll.
E mette a disposizione una miriade di funzionalità.
Office
Non credo che abbia bisogno di una presentazione, al massimo posso aggiungere che programmi come excel, project o outlook non sempre vengono sfruttati al meglio.
Notepad++
si tratta infatti di un editor testuale che nasce soprattutto per la realizzazione di documenti Web in HTML, ma che si adatta alle esigenze più svariate grazie all'elevato livello di compatibilità con i principali linguaggi di programmazione realizzato dagli sviluppatori che da lungo tempo curano l'evoluzione di questo software versatile e potente, oltre che distribuito in maniera del tutto gratuita.
Visual Studio 2010/2012
direi che anche visual studio non ha bisogno di grandi presentazioni ...
TraceViewer
Ottimo strumeto per la gestione dei file SVCLOG messi a disposizione dal framework .NET con il diagnostic
Eclipse
Eclipse è un ambiente di sviluppo integrato multi-linguaggio e multipiattaforma.
Direi che per chi lavora con JAVA, è un compagno di sventure :)
Toad
Il TOP se si deve lavorare con Oracle [pagamento], permette praticamente di fare qualsiasi cosa.
SqlDeveloper
ottimo strumento sostitutivo a TOAD in caso non fosse presente dal cliente [free]
Vogliamo ordineeeeeeeeeee, eccovi un ottima utility che permette di gestire il "casino" sul nostro desktop.
ZipGenius
ZipGenius è un eccellente compressore di archivi. Pratico, ricco di funzioni e in italiano. Supporta moltissimi formati.
Inoltre è veramente molto pratico per creare mini progetti di setup.
Apache Tomcat è un web container open source sviluppato dalla Apache Software Foundation. Implementa le specifiche JSP e Servlet, fornendo quindi una piattaforma per l'esecuzione di applicazioni Web sviluppate nel linguaggio Java.
IIS
Microsoft Internet Information Services, spesso abbreviato in IIS, è un complesso di servizi server Internet per sistemi operativi Microsoft Windows.
VMWare
Anche questo programma non ha bisogno di presentazioni, se si parla di virtualizzazione o simili VMWare è uno standard di fatto.
Unlocker
Ecco invece un programmino molto utile che in maniera semplice, veloce e senza dover necessariamente installarlo sulla macchina, ci permette di rinominare/cancellare/modificare file bloccati dal sistema.
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domenica 28 ottobre 2012
Da PDF a SQLite
Ottimo,
se siete su questa pagina verosimilmente vi siete posti un quesito che io stò affrontando in questo momento.
Devo creare e popolare un DataBase SQLite, le uniche fonti che riportano i dati di mio interesse sono in formato PDF come fare?
L'idea
"Copio il file PDF in un file di tipo txt, così da poterlo formattare a piacimento (eliminando ciò che non mi serve) e poi importare come file posizionale su excel, fatto questo esporto il file come CSV e lo importo tramite l'utility per SQLite messa a disposizione da mozzilla."
MAAAAA
Come sempre le mie tesi vengono messe alla prova da qualche intoppo
1. Il copia-incolla tutto bene, fortunatamente il file pdf permette la copia del contenuto.
2. lo formatto tenendo presente che questo file sarà poi importato in excel quindi uso pesantemente i tab per allineare il testo in modo da semplificare il lavoro di importazione in excel
3. Tento di importare il file in excel seguendo i punti evidenziati nella figura
sono sicuro che qualcosa è andato storto vero?
io personalmente la prima volta che ci ho provato mi sono ritrovato con la faccia a metà tra l'incazzato il perplesso e lo stupito dell'ingegnere alieno di Prometheus quando ha capito la cazzata fatta (film che non consiglio a nessuno ... )
Quindi direi che è il momento giusto per qualche dritta sull'integrazione EXCEL, file txt
1. Excel non sopporta tab o simili, quindi prima di importare il file sostituisci i tab (\t) con il corretto numero di spazi. facendo questo l'importazione in Excel dovrebbe avvenire correttamente
2. Esiste la possibilità che anche gli spazi diano fastidio a Excel, so che sembra assurdo ma a me è capitato, in questo caso io ho optato per sostituire gli spazi con caratteri che sicuramente non erano presenti nel mio documento '§' ottenendo un pasticcio mostruoso che però obbliga Excel a lasciare i MIEI spazi dove sono!!!
3. Dopo il passo 4 della figura esiste la possibilità di stabilire il tipo di colonne (excel le inserirà come Generali), questa scelta dipende molto dalla realtà in cui stiamo operando e dal risultato finale che vogliamo ottene, in ogni caso io consiglio di impostare tutte le colonne come Testo, così facendo Excel eviterà di prendersi libertà quali modificare la formattazione.
4. Ultimo appunto anche se non centra un cazzo con questo post, se si vuole ripassare da Excel a un file txt, ricordiamoci di eliminare i tab (\t) sostituendoli con nulla. Cosi facendo avremo esattamente la stessa formattazione.
PS. magari può servire a qualcuno ... a me sicuramente come promemoria \r\n indica il carattere accapo.
PS. magari può servire a qualcuno ... a me sicuramente come promemoria \r\n indica il carattere accapo.
OK!!! E' ARRIVATO IL MOMENTO DI SALVARE
4. Salvo il mio documento excel, ma prima di cliccare affannosamente sul pulsante salva dovrò dare un percorso al mio file ... eeee un estensione ... .CSV
I file .csv equivalgono ad effettuare un export dei dati da una tabella, e questi piacciono molto ... manco a dirlo ... ai DataBase!!!
5. Se necessario installare il componente aggiuntivo per Firefox
6. creare un DB inserendo Nome e percorso.
7. importare il file CSV appena creato, specificando opportuni separatori ecc.
8. Stupirsi per l'eleganza dello strumento che permette con pochi tab di fare tutto l'indispensabile ... FANTASTICO!!!
ABBIAMO FINITOOOOO!!!
Inutile dire che Murphy ha sempre ragione con la sua più grande massima
"SE QUALCOSA PUO' ANDAR MALE, LO FARA'!!!"
"SE QUALCOSA PUO' ANDAR MALE, LO FARA'!!!"
E se anche voi vi state chiedendo il motivo di colonne in più, caratteri che sembrano usciti dalla bocca di un alieno ecc ecc ... forse è il caso di andare a guardare il file CSV creato e la codifica utilizzata.
Il mio consiglio e di proseguire con il lavoro secondo coscienza e non modificare manualmente ; caratteri amorfi che sembrano delle e' ecc ecc... :) Ma considerando che siamo solo umani :) ;) :) proiettati su obiettivi temporali :) ;) :) VIVA NOTEPAD++
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